Loc. Gello, Pescaglia (LU)
4 febbraio 2021
Onorevole Prof. Giuseppe Conte,
alla luce della terribile situazione affrontata quest’anno dobbiamo ringraziarLa per averci tutelati.
Gradirei però che ora Lei potesse vedere tale pandemia dagli occhi di una comune cittadina. Affinché lei possa immedesimarsi da questa parte della vicenda.
Mi chiamo Alice, frequento le scuole medie e abito in un piccolo paese toscano.
La quarantena per noi tutti è stata un fulmine a ciel sereno. Quel mercoledì pomeriggio, tornando a casa, sentii questa notizia. Ero al settimo cielo, potevo stare due settimane a casa, senza scuola.
Ma quelle due settimane si sono prolungate sempre di più, tenendomi lontana dalle mie passioni e dalle persone a me care.
Un giorno ci potevamo abbracciare e potevamo uscire, quello dopo eravamo chiusi in casa, isolati.
La mia salvezza sono state le mie migliori amiche. Ci chiamavamo ogni giorno, dalla mattina alla sera, ci consolavamo a vicenda, ridevamo e piangevamo insieme.
Ma ogni giorno che passava cresceva in me la voglia, il bisogno di vederle, di abbracciarle, di poter dire loro “è tutto finito”. Ma non era possibile allora e nemmeno ora lo è.
Senza di loro, anche se fisicamente distanti, non avrei superato tutto questo, anche se il lockdown ci stava allontanando sempre di più, noi lottavamo per riavvicinarci e rivederci. Ma il lockdown veniva prolungato, di altri giorni, di altre settimane.
Ma questo non era il solo problema.
Ogni volta che venivo a conoscenza di un nuovo caso nel mio paese mi prendeva l’ansia e andavo in crisi, poiché mia madre continuava a lavorare, ma non aveva strumenti adatti ad evitare completamente il contagio.
Mi chiudevo in me stessa, mentre le lacrime mi irrigavano il viso in continuazione. Mi sentivo sola, senza nessuno su cui contare, finché un giorno feci fatica anche a respirare.
Andando all’ospedale mi diagnosticarono l’ansia, una cosa che mi porto ancora dietro, che nel secondo lockdown è degenerata.
Il fatto che forse saremmo usciti presto mi rassicurava, anche se sembrava un controsenso.
Ma il lockdown ha avuto anche lati positivi.
Ho avuto tanto tempo per poter riscoprire le mie passioni che avevo accartocciato per impiegare tutte le mie energie nella scuola.
Non dovendo studiare molto e potevo così parlare a lungo con i miei amici.
Avevo una grande quantità di tempo a disposizione da poter passare con la mia famiglia e questo mi ha fatto capire di dover cogliere ogni attimo per stare con loro.
Dopo un po’ di tempo, purtroppo o menomale, mi ci sono abituata e sono riuscita a vedere il lockdown come una cosa piacevole, per i motivi citati sopra.
Le scrivo tutto questo per farLe capire che dietro a quei televisori che ascoltavano impazientemente i suoi DPCM, c’erano persone, persone a cui il lockdown ha portato via il lavoro, la casa, le amicizie, la famiglia, tutto.
C’è stato chi ha perso e chi ha vinto.
Io ho perso, ma ho anche vinto. Come molti dei miei coetanei.
La ringrazio per la Sua attenzione.
Distinti saluti
Alice Massei
