Coronavirus

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Coronavirus.

Una parola che quando la senti cerchi subito di fuggire, cerchi disperatamente di allontanarti e metterti in salvo.

Pensavamo che fosse una cosa lontana da noi, anche se la TV e i telegiornali ne parlavano ovunque, pensavamo che fosse sempre lontana. Ma non era così.

Passavano i giorni e la paura ed il terrore si avvicinavano sempre di più.

La vita di tutti noi è cambiata drasticamente, da un giorno all’altro ci siamo trovati rinchiusi in casa senza poter vedere neanche un parente o un amico stretto, quando magari quella persona aveva bisogno di noi.

Noi adolescenti e bambini siamo stati vittime dello stress causato dalle preoccupazioni legate al virus, ma posso solo immaginare quello che hanno provato e stanno provando le persone che hanno un lavoro e che, per mantenere la propria famiglia, lavorando dodici o quattordici ore di fila, e non arrivano comunque a fine mese.

Rimanere chiusi in casa 24 ore su 24 non è facile, la nostra vita sociale si è ridotta sempre di più. Anche il nostro corpo ne ha risentito, ogni volta che cercavo di alzarmi la mia vista si annebbiava e mi girava la testa.

Nella prima fase del lockdown mi sono venuti degli attacchi di panico che si sono poi mantenuti nel tempo, erano e sono dovuti allo stress.
Anche l’ansia si è fatta sentire, mi svegliavo di soprassalto la notte, tremavo, sudavo, e mi svegliavo piangendo.

L’isolamento però mi ha anche cambiata, ho capito veramente chi sono le persone che mi vogliano bene e mi sostengono, ho imparato a non mollare quando tutto stava andando a rotoli.
Ho capito che buona parte dei miei amici, non erano poi così tanto amici, come li ritenevo. Alcuni giorni mi sono sentita usata.

Per fortuna avevo “accanto” la mia migliore amica, anche se non ci potevamo vedere, lei c’era sempre. Ci chiamavamo tutti i giorni, anche di notte. Quando eravamo tristi ci consolavamo a vicenda.
In questo lockdown ho avuto tanti periodi “NO”, avevo iniziato a farmi del male ma lei mi ha salvata e mi ha riportato in vita. Non so cosa avrei fatto senza di lei, è una parte di me.

Ma la cosa che davvero ho capito è l’importanza di stare con la propria famiglia.

Confesso che ho avuto e ho tutt’ora molta paura. Ho paura soprattutto non per me stessa, ma per i miei cari, ho paura che andando a scuola o in qualsiasi altro posto possa infettarmi e contagiare la mia famiglia. Per esempio, per mia zia o per mio nonno questo virus potrebbe essere letale. Potrebbero ammalarsi e io non li potrei più vedere.

In tutto questo tempo ho cercato di farmi delle domande e una rimbomba spesso nella mia testa. È una domanda difficile e alla quale non so se si possa rispondere: stiamo cercando di vivere o di sopravvivere?

Asia Bini

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